Consiglio parrocchiale verso AIA

Nella Gazzetta dello sport del 17 Luglio dell’anno in corso (vedasi foto) Valerio Piccioni commenta con attenzione la recente notizia dell’aumento di 60 milioni di stanziamento deciso dal governo a favore delle federazioni sportive italiane.

Certamente una grande notizia che riempie di gioia molti dirigenti e di speranza molti praticanti da sempre alle prese con “sistemi di volontari” sempre più faticosi ed esposti a rischi personali una volta sconosciuti perché le norme sulla responsabilità personale inserite nell’ultimo decennio hanno trasformato quella che era una pratica da fare a tempo perso in una attività da gestire con estrema attenzione.
Il bravo articolista non può fare a meno, da una parte, di stigmatizzare la situazione italiana fatta di federazioni con “… statuti acrobatici … presidenti dal potere infinito … sprechi vari ed eventuali …”

Dall’altra, di auspicare “… centri di preparazione … democrazia sportiva … difesa del brand …”

Sarebbe interessante domandare a Piccioni se si è mai interessato di AIA applicando tali considerazioni.

Probabilmente no ma ha comunque colpito nel segno.

Pensate quale potrebbe essere l’incremento della dotazione AIA a seguito dell’incremento della contribuzione governativa allo sport.
Se il nuoto, grazie a questi ulteriori finanziamenti, non l’ultimo degli sport in Italia anche per popolarità, potrebbe passare da €. 6,91 milioni ad €. 9,34 milioni cosa potrebbe succedere alla FIGC che ha ricevuto nell’ultimo anno €. 40 milioni di contributi pubblici?

Si potrebbe ipotizzare un ulteriore aumento del contributo alla FIGC di quasi 30 milioni? Direi di si! Tenuto anche conto dei notevoli sacrifici imposti dal CONI proprio alla FIGC che, è utile ricordarlo, solo qualche anno fa superava i 100 milioni di contributi pubblici.

Ammettiamo pure che non tutti vengano girati alla colonna portante della Federazione, quanto potrebbe essere l’aumento dei contributi all’AIA?

E quanti ne meriterebbe l’AIA stante il suo statuto e, soprattutto, il suo regolamento elettorale? Più precisamente: è pensabile la gestione libera di così tanto denaro per una associazione che, apparentemente, è di natura privatistica e che si basa su norme nelle quali il sistema gerarchico è a dir poco esasperato?

Non fraintendeteci. E’ bellissimo e ci riempie di gioia l’eventuale ed ulteriore contributo ma al contempo lascia quantomai perplessi che i riscontri contabili e la distribuzione dei poteri sia elemento essenziale anche nei consigli parrocchiali, a dir poco esigui, ed invece per una macchina così imponente si resti nell’ambito del concetto di gestione autodeterminata in buona sostanza.

No, non può essere così. Perché se si fanno processi , anche molto complicati, a chi semplicemente si è seduto in un consiglio di amministrazione, allora tanto più bisogna mettere nero su bianco per ogni passaggio di denaro quanto esso è così ingente.

Nessuno di noi, ci dimostrano le questioni che attraversano tutta l’Italia, è scevro da controlli nel momento in cui decide di amministrare del denaro che viene dai cittadini.

Neanche il bilancio di una parrocchia composta da 120 anime.

Bisogna che si sappia e si ribadisca che ad oggi l’AIA NON pubblica il suo bilancio di settore e quindi la destinazione dei fondi è sconosciuta a tutti, si spera che almeno gli interessati ne siano informati ovviamente.Questo lascia sconcertati.
Ma ciò di cui si sente parlare in 9 articoli su 10 è il VAR. Un monopolio informativo interessante ma assolutamente limitato.

Pare che la cosiddetta VAR Room ( che non è una taverna ma il luogo dove si dovrebbero decidere le linee guida e le sorti tecniche dei prossimi campionati) costerà più o meno un milione e mezzo.

Per amor di numeri però mi vien da osservare che tale cifra sarà esattamente la stessa somma che nel complesso i 14.000 giovani arbitri under 24 (fonte rapporto 2018 FIGC) dovranno sborsare di tasca propria per dotarsi della seconda maglia per arbitrare.

Eh già! Perché quest’anno sono cambiati in un colpo solo sponsor e sponsor tecnico.

Pertanto i nuovi sponsor hanno, legittimamente chiesto il pensionamento delle vecchie divise; conseguentemente, con grande solerzia, la segreteria ha informato i destinatari del cambiamento.

Con altrettanta  solerzia lo sponsor tecnico ha inviato una unica maglia gialla per arbitro.
Già ma oggi con la scomparsa del monocromatismo nero una maglia sola non basta più per rispettare le differenze con le squadre.

Nel passato, infatti, mi riferiscono, veniva di anno in anno fornita una maglia di colore diverso così che ciascun ragazzo nel tempo potesse disporre di più colori.

Oggi questo non è più possibile visto che, come detto, le vecchie maglie Diadora non possono essere più utilizzate.

Quindi le alternative sono tre:

  • a) L’arbitro, al bisogno, viola il diktat della segreteria ed usa una maglia vecchia (possibile punizione disciplinare)
  • b) L’arbitro chiede una pettorina di colore diverso alla società ospitante (auguriamoci di no..ma quando necessità impone…)
    c) L’arbitro se la compra di tasca al prezzo di €. 100 a divisa (vedasi al proposito il sito dello sponsor Legea con il dettaglio dei singoli prezzi).

E 14.000 ragazzi per €. 100 fanno appunto €. 1.400.000. Ovvero l’equivalente della suddetta VAR ROOM.

E i Presidenti di Sezione bisognerà che esprimano la loro opinione nelle sedi adeguate (la prossima riunione nazionale ad esempio) circa la gestione di quanto narrato. O si continua o si cambia, questione di coraggio come sempre. Altrimenti sarei felice se mi fossi sbagliata.

Ogni volta si resta basiti dell’evidenza delle considerazioni della serva che fa la sottoscritta, che davvero non sa se la palla è tonda ma altrettanto sa far quadrare i conti propri e spesso dei propri clienti. Tanto più se si tratta di denari della collettività.

Si guarda il lucignolo e non si guarda il lume dice un proverbio acuto ed intuitivo.
Sono fiera di non sapere se la palla è tonda se questo qualifica la mia missione come quella dell’ingenuo Bertoldo rispetto al Re.

Ma non morirò certo per non aver mangiato un piatto di fagioli, garantisco!!!

Grazie davvero a tutti, anonimi e non.
Un abbraccio.

Ai Presidenti di sezione prendere coscienza e porre rimedio tra poco sarà il loro turno ….

Cristina Parnetti, Presidente di Kintsugi

info@kintsugi.associates
 

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