Il Milan rischia l’esclusione dall’Europa per la cattiva gestione di Li e l’eventuale “recidiva”

Il deferimento del Milan alla Camera giudicante dell’organo di controllo dell’Uefa, per non essere riuscito a rispettare il pareggio di bilancio (dopo un periodo di osservazione che ha riguardato gli esercizi conclusisi nel periodo 2016-2018), era nell’area già da diverse settimane. Un atto dovuto anche perché l’ultimo rosso del club lombardo (al 30 giugno 2018) ha superato la soglia dei 133 milioni di euro. Un risultato finanziario troppo lontano dalla filosofia del Fair play finanziario.

E’ anche vero che l’attuale dirigenza Milan rischia di pagare colpe non propriamente sue.

Parliamo infatti della gestione collegata alla presidenza cinese (con alla guida il broker asiatico Yonghong Li). Nel luglio 2018, infatti, è intervenuto, con un massiccio afflusso di denaro, il fondo americano Elliott, che ha messo alla porta Li, prendendo in mano il progetto sportivo e industriale del club.

Il deferimento non riguarda tra l’altro la decisione presa dalla Camera Arbitrale a dicembre 2018, relativa al periodo di osservazione precedente e inerente agli esercizi conclusisi nel 2015, 2016 e 2017. E’ un ricorso che si somma ad un precedente ricorso. Anche se quest’altro “capitolo” dei conti rossoneri è tutto da definire, perché vi è un contenzioso proprio con l’Uefa davanti al TAS di Losanna (Tribunale di Arbitrato dello Sport).

Il Milan, d’altronde, nel bilancio 2017/18, ha confermato le sue difficoltà gestionali: 219,8 milioni di euro di ricavi, mentre i costi hanno superato i 353,1 milioni di euro, per uno sbilancio appunto di 133,8 milioni.

La società milanese, attualmente in lotta per un posto in Europa, nella prossima stagione (tra Champions ed Europa League), rischia di essere fortemente sanzionata, perché, nel caso specifico, si tratta di una “recidiva”, visto che il punto di pareggio, nel triennio di riferimento, non è mai avvenuto, anzi la situazione è peggiorata notevolmente. Anche il ricorso davanti al TAS per il ricorso contro la sanzione per il triennio 2015-17, che prevederebbe (in caso di non raggiungimento del pareggio nel 2021) una multa di 12 milioni di euro, la limitazione a 21 calciatori della lista Uefa e persino l’esclusione per un anno dalle competizioni europee, non lascia ben sperare i vertici rossoneri, che scommettono sui “buoni rapporti” di Ivan Gazidis (attuale AD e direttore generale rossonero, ma, fino a pochi mesi fa, nel board dell’Arsenal in Inghilterra) con i piani alti dell’organismo elvetico (con sede a Nyon). Decidere, da parte dell’Uefa, di non sanzionare il Milan determinerebbe molti malumori soprattutto da parte di quei club (italiani e non), che stanno rispettando, come da percorso obbligato, i diversi paletti imposti dalle due principali formule di risanamento studiate dall’Uefa: il settlement agreement e il volontary agreement.

E il Milan ancora non vede la luce del risanamento totale dei suoi conti.

Marcel Vulpis
Direttore agenzia Sporteconomy.it

 

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