Veni vidi vici

Frase nota a tutti pronunciata nel 47 a.C.  da Giulio Cesare per annunciare la repentina vittoria nella battaglia di Zela, annientando l’esercito di Farnace II del Ponto.

Bene si addice alla decisione della Corte Federale d’Appello Sez. Unite n. 145CFA/2019-2020 pubblicata il 29.07.2019 inerente il reclamo presentato dagli Avv. Ciotti Gianluca e Leonardo Guidi contro l’AIA – Associazione Italiana Arbitri, in persona del suo Presidente legale, Marcello Nicchi, rappresentata e difesa dagli Avv. V. Di Stasio e G. Perinello.

In sintesi per chiarezza espositiva citiamo letteralmente uno stralcio della decisione della Corte Federale d’Appello: “[…] oggetto del reclamo è la decisione con la quale il Tribunale Federale Nazionale ha respinto il ricorso dell’Avv. L. Ciotti avverso il diniego espresso dall’Associazione Italiana arbitri (AIA) vertente l’istanza di accesso presentata dall’Avv. Ciotti ( ex Arbitro ) ai sensi della legge 241/90 di visionare, in pendenza di un suo procedimento disciplinare a suo carico, erogato dall’AIA, tutte le delibere adottate dalla Commissione nazional di disciplina e dalla Commissione di disciplina d’appello dell’AIA e dall’art.6 del Cod. Etico AIA. In pratica l’organo sanzionatorio e punitivo dell’AIA presieduta legalmente da Marcello Nicchi. L’istanza fondata sulla necessità di procedere ad un opportuno chiaro rapporto/confronto analogico con altre decisioni a contenuto disciplinare ascrivibili a fattispecie diverse da quella interessata dal procedimento disciplinare esitato ( inflitto, erogato ndr)  nei confronti dell’Avv. G. Ciotti in sostanza il richiedente ha qualificato le motivazioni della propria richiesta in relazione ad esigenze di carattere difensivo non altrimenti satisfattibili. Alla istanza l’AIA intimata rispondeva negativamente deducendo l’inapplicabilità della legge 241/90 al proprio operato…”.

La Legge 241/90 il testo della L. n. 241/1990 specifica è atta a regolamentare tutte le Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi  in vigore e vista la sua fondamentale importanza periodicamente aggiornata, l’ultimo a gennaio 2020. A noi sembra scontato, ovvio, che un organo finanziato con denaro pubblico debba sottostare al rispetto della legge esattamente come la massima presente a caratteri cubitali e lapidaria ( non interpretabile) in tutti i Tribunali: “ La Legge è uguale per tutti “ a maggior ragione per un’associazione come l’AIA, caro ( ci consenta il vezzeggiativo non accrescitivo ) Presidente M. Nicchi, finanziata con soldi pubblici e non con risorse private, lei la presiede legalmente da anni con modalità opinabili, non è di sua proprietà. Ciò scritto per noi e tanti altri scontatissimo e finanche elementare soprattutto alla luce della decisione con la quale la Corte Federale d’Appello sezioni unite al punto 18 così conclude:

[…] Ne consegue che il reclamo proposto avverso la decisione 140/TFN-SD 2019/2020 del Tribunale Federale debba essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento giustiziale, ed obbligo dell’AIA di provvedere alla ostensione dei documenti e delle informazioni richieste con l’istanza di accesso del 5 marzo 2020 proposta a mezzo PEC dall’Avv. G. Ciotti entro 20 giorni dalla data di pubblicazione della decisione per esteso….La Corte Federale d’Appello (Sez. Unite) definitivamente pronunciando sul reclamo proposto dall’Avv. Ciotti G. lo accoglie.

Altresì non si concepiscono i vari deferimenti e sanzioni inflitti ai propri associati AIA che manifestano apprezzamento ad articoli diffusi/divulgati a mezzo stampa nei social con like, o sanzioni per partecipazioni a convegni pubblici organizzati e/o patrocinati da organi istituzionali dello Stato…Metodi obsoleti, anacronistici che la Storia ha condannato, Deo gratias, incondizionatamente, così come le soffiate ( querele) dei tanti informatori ( eufemismo )  capillarmente radicati nei territori e nei social atti a “monitorare”  le libertà inalienabili dei propri iscritti con esposti ai propri presidenti di sezione o ai responsabili di commissioni erogatrici di sanzioni per aver violato questo o quell’altro articolo di quello o quest’altro regolamento e codice etico. Vogliamo un’associazione Arbitri che ritorni ai suoi lustri e nobili valori. Nulla è immutabile, anche la Chiesa ha abolito l’Inquisizione seppur Santa, è giunto il momento delle riforme radicali e dello svecchiamento anche per l’AIA ed il suo presidente M. Nicchi incarica da 11 anni, risultato negativo, uno su tutti la diminuzione oggettiva – incontrovertibile dal 2014 ( picco massimo d’iscritti ) al 30.06.2020 di 4702 associati/iscritti in meno. Complimentoni agli Avv. G. Ciotti, Guidi e di riflesso a Gavillucci autentici gladiatori con invito a prendere esempio affinchè alle prossime elezioni presidenziali non si debba assistere alla proclamazione di un nome già noto.

Il Direttore
Fabio Bray

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Direttore Kintsugi

 

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