Il fascino sottile delle convalescenze

Nei geniali e fulminanti appunti di Cesare Pavese, raccolti nel testo Il mestiere di vivere  1935-1950 si rinviene la seguente considerazione: “Il fascino sottile delle convalescenze consiste in questo: tornare alle proprie abitudini con l’illusione di scoprirle”.

Le convalescenze delle quali Pavese narra sono considerate non solo nell’accezione per così dire medica ma ci si riferisce anche e forse particolarmente a quelle sentimentali, nel senso più ampio, laddove la parola sentimento può identificare la passione, che sia amorosa ma anche di qualsiasi altra natura. Fu sempre Pavese a scrivere  La vita ha valore solo se si vive per qualcosa o qualcuno  ed è infatti  la conclusione a cui giunge lo scrittore nella “Casa in collina”. Il protagonista del romanzo, Corrado, è fortemente autobiografico.

Quando si torna a respirare un’aria diversa, quando si ricomincia  ogni gesto, ogni rito anche banale, ma che era stato interrotto dall’anomalia precedente , dalla “malattia”, esso assume un aspetto di riconquista, di piacere , di soddisfazione.

Ecco perché a volte paradossalmente bisogna essere un po’ grati quando la malasorte colpisce  un nostro progetto o comunque qualcosa che vorremmo diverso. Ci restituisce il gusto della normalità ma amplificato a mille quando riusciamo infine a superare la marea ed a vedere un’alba primaverile.

Non ha gran senso la vendetta  laddove essa esplichi inutilmente soddisfazioni caprine  al limite dell’infantile, però attenzione.

Una regola ferrea che credo debba essere seguita è anche quella che riguarda l’adeguato riconoscimento ai coraggiosi, a chi anche con le vele a volte quasi lacere ci ha preso a bordo, a chi insomma ha rischiato, perbacco, anche se stesso.

Quelle persone saranno sempre una garanzia poiché sono state leali in momenti assolutamente sconvenienti, per loro stessi in primis.

I ratti sono in natura terribili: non appena uno di essi viene isolato e perde l’odore del branco, una volta rimesso fra gli ex amici purtroppo viene letteralmente fatto a pezzi.

Ecco cosa mi piace di questa nuova Aia: un senso di pacata giustizia ma senza arretramenti o favolistiche narrazioni del mondo che verrà ma un bellissimo , fermo e meditato ritorno alla normalità, che la “convalescenza” appunto ci fa vedere ancora più bello e ci riempie di entusiasmo.

Ciò non vuol  dire che siccome non condividevamo il precedente ora saremmo stati felici a prescindere dalla scelta successiva poiché le nostre mete erano semplicemente contro qualcuno. Giammai, sarebbe inutile polemica sterile.

Siamo felici poiché al cambiamento si è unita una progettualità collaborativa civilissima, perché già con il discorso alla FIGC si sono ristabiliti i ruoli, perché ci sarà molto da lavorare ma l’ingegno italico a volte deve toccare il fondo per esprimersi al meglio successivamente.

Chiudo come avevo iniziato: stesso autore stesso testo. “Non bisogna mai dire per gioco che si è scoraggiati, perché poi può accadere che ci pigliano in parola”.

E noi non lo siamo stati né lo saremo MAI! Avevamo ragione evidentemente, senza modestia…

Cari saluti a tutti

Il Presidente

Cristina Parnetti

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